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L’arte russa

La Russia. Regione sterminata, a tratti inaccessibile, in procinto di stagliarsi sull’Europa. Mosca ma anzitutto San Pietroburgo, città d’arte e di non tanto remote glorie, città di scrittura, di pittura, di architettura, città rinascimentale. Un cielo differente dal nostro, il cielo di San Pietroburgo. Le notti bianche, il crepuscolo: la via dell’infinito tra i due sentieri, impercettibili, del giorno e della notte.

Mosca e San Pietroburgo: artisti, scrittori, architetti, poeti. Per oltre settant’anni è stato loro impedito di comunicare, nessun artista ha potuto organizzare una mostra, nessun poeta pubblicare i suoi versi, salvo quei pochi controllati e censurati da un regime che praticava un’assurda padronanza sulla parola, sulla libertà, sulla vita.

Due anni fa a Mosca e a San Pietroburgo, appena dopo il golpe del 1991 si potevano scorgere le luci di una realtà nuova. Che cosa era accaduto in quei settant’anni? Che cosa si era prodotto? Che cosa giaceva nascosto? Quali tesori di arte, di poesia, di scienza, avrebbero finalmente avuto il diritto di esistere?

E allora ecco l’imponenza e la grandiosità di Ely Bielutin, pittore astratto, fondatore della Scuola della realtà nuova, l’unica scuola che dall’inizio degli anni sessanta ha formato migliaia di artisti, per decenni unica scuola contro il realismo socialista. Clandestina e ricca di arte, di dettagli, di esperienza. Nella grande mostra al Maneggio di Mosca, nel 1962, Chrusciov gli stappa le tele, lo accusa di formalismo e condanna la sua opera a un esilio che dura fino al 1991 quando Bielutin e la sua Scuola tornano a esporre al Maneggio e da lì proseguono per l’intero pianeta.

Tele grandissime, nodi, spirali, intrecci, colore e luce i tratti insostanziali che distinguono l’opera di Bielutin. Influenzato e tratto a lavorare e a inventare dall’antica tradizione rinascimentale della sua famiglia (il nonno era nato a Belluno, musicista e collezionista di opere d’arte).

Con Bielutin anche Alekseij Lazykin: nature morte, paesaggi, scorci di città e di campagna. "Per anni ho lavorato senza avere un atelier, a Mosca, nei sotterranei, dove nessuna condizione esisteva per fare arte". E ancora Nikolaij Christolubov e Konstantin Antipov. Ritratti e paesaggi per Christolubov; disegni, schizzi, tipi nei quadri di Antipov.

Senza realismo e senza realizzazione la pittura russa, quella di questi artisti, sovrabbondante di qualità e di artificio e che non ha nulla di naturale. La tecnica del disegno, dell’acquerello, degli oli, le sfumature, i colori di ciascuno scorcio di paesaggio nulla riportano di reale. Ciascuna tela, secondo quanto acquisito dalla pittura, s’imbatte nell’ascolto e non nella visione. Impossibile non soffermarsi, una e mille volte. E ciascuna volta un particolare, un dettaglio, una posizione, risultano altra cosa. L’eternità dell’istante della tela, del quadro s’integrano con l’eternità dell’istante dell’uditore, impossibile spettatore dell’infinito. Una questione di arte e di poesia, di esperienza e di apertura. Impossibile morte dell’arte nonostante la proibizione o la prescrizione dell’arte. Artisti che esulano dalla storiografia e che si proiettano nella storia. Settant’anni di cui resta da inventare l’arte piuttosto che ricostruire la storia dell’arte.

Ancora un artista, Josif Gurwic, scomparso nel 1992 e che ci ha lasciato sublimi pennellature di luce. Solo poche opere, ma tutte bellissime. I nudi: pochi tratti, decisi, fini, eleganti, che procedono da un’armonia inconciliabile, da una natura innaturale, da una leggerezza che giunge a squarciare la superficie. Nudi di donna, maschere inindossabili, strutture materiali della parola e della vita. E Elena Gurwic, nature morte, il superfluo nell’arte.

E, per concludere, uno scultore, Michail Anikushin. Se passate per le piazze e le strade di San Pietroburgo vedrete scorci di storia, di arte, di letteratura, di musica che s’innalzano monumentali verso il bellissimo cielo di San Pietroburgo. Puskin, Cechov, Cajkovskij, e ancora Tolstoj, Maiakovskij. La saga della Russia nel Fregio Vittoria. La narrazione della guerra nelle trentatré sculture nella piazza della Vittoria a San Pietroburgo.

Capolavori di Mosca e di San Pietroburgo, mostra dal 1° maggio 1997 al 31 agosto 1997, Villa San Carlo Borromeo, SENAGO-MILANO, Italia

Fabiola Giancotti

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