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SIGMUND FREUD

La cocaina Come intendere le afasie
Presentazione di Armando Verdiglione
Prefazione, cura e traduzione di Alessandro Atti
Questioni aperte con i classici 3 Spirali edizioni, pp. 218

Il 31 marzo 1881 Freud si laurea in medicina all'università di Vienna, dove era entrato nel 1873. Non particolarmente affascinato da questa professione, tra il 1881 e il 1885, intraprende dapprima la ricerca poi, per apparenti ragioni finanziarie, è costretto a svolgere la professione senza, comunque, provare nessuna predilezione per l'una o l'altra specializzazione tanto che incomincia con la chirurgia, poi la medicina interna, in seguito l'anatomia e, infine, le malattie nervose.

In quel periodo (1884-1891) Freud pubblica le opere che Spirali/Vel propone, in edizione integrale, in questi giorni in libreria La cocaina e Come intendere le afasie.

Nella lettera a Martha, la fidanzata, del 21 aprile 1884, Freud scrive : "Mi manca qualcosa". Si riferiva alla ricerca, ma accenna qui, per la prima volta, alla cocaina. Questo suo interesse è il primo tentativo che gli permette di annunciare la droga insostanziale, quella che, nella parola, è la logica, quella che in seguito, per un equivoco linguistico a New York, chiamerà la peste. "Ciò che si tenta spesso e si vuole sempre, finisce per riuscire". Certamente si accorgeva di qualcosa che avrebbe rappresentato per lui, un destino cui non avrebbe potuto sottrarsi, quello dell'invenzione e dell'arte, della ricerca e della logica.

Un saggio, La cocaina, scritto con entusiasmo, con dati e riferimenti storici e geografici precisi, in cui ciascun dettaglio terapeutico, medico, psichico, materiale viene esaminato nei particolari e dal quale incomincia il grande romanzo di Freud.

"Se andrà bene, scriverò un lavoro sulla cocaina – scrive a Martha – e prevedo che essa conquisterà in terapia un posto pari o anche superiore a quello della morfina. Ma ho anche altre speranze e intenzioni: ne prendo regolarmente piccolissime dosi contro la depressione e la cattiva digestione, con il più grande successo (...)". Questi i capitoli del libro: La pianta della coca, Storia e impiego nel paese, Le foglie di coca in Europa, L'azione della coca sugli animali, L'azione della cocaina sull'uomo sano, L'applicazione terapeutica della coca, Annotazioni sulla cocainomania e sulla cocainofobia.

E, mentre la cocaina occupa i suoi interessi di giovane ricercatore, le sue curiosità traggono pretesto dalle cosiddette "malattie nervose". Dopo avere praticato nella clinica di Meynert, dall'ottobre dell'85 al febbraio dell'86, Freud frequenta a Parigi le lezioni di Charcot, psichiatra alla Salpêtrière. Nel 1888 comunica a Fliess di stare preparando un libro intorno all'anatomia del cervello. Il libro Come intendere le afasie (Zur Auffassung der Aphasien), viene pubblicato nel 1891 e Freud lo dedica a Breuer, suo amico e sostenitore, con il quale, in quegli anni, preparava la pubblicazione degli Studi sull'isteria, opera che apre gli Gesammelte Werke.

Come intendere le afasie fu escluso dallo stesso Freud dalla raccolta delle sue opere complete. Era – dice Alessandro Atti nella Prefazione – nella preoccupazione che la psicanalisi potesse apparire debitrice della neurologia. Un testo trascurato in Italia, forse anche per con complicare la stessa idea della psicanalisi, così come era passata negli anni sessanta.

Come intendere le afasie si pone oggi come attuale, è un saggio che non può essere cancellato dallo stesso itinerario di Freud.Come intendere le afasie. Uno studio critico giunge dopo che Broca nel 1861 ebbe scoperto, nel lobo frontale del cervello, un'area la cui lesione determina l'afasia motoria (disturbo della funzione del linguaggio) e dopo che Wernicke, nel 1874 ne ebbe trovata un'altra nel lobo temporale la cui lesione produce invece afasia sensoriale (incapacità di comprendere il linguaggio). Lo stesso Wernicke proponeva la sua dottrina della "localizzazione". Freud critica queste scoperte e fa cadere quell'impostazione che pensava di far provenire le afasie dalle lesioni patologiche. Scrive: "Ho cercato di scuotere una teoria comoda e gradita, dei disturbi linguistici". L'analisi di Freud – scrive Alessandro Atti – si svolge in una discussione di casi. E questi, pur tratti dall'obiettivismo della letteratura neurologica non mancano di risultare indomestici nella sua esposizione, a confronto con l'aridità del referto anamnistico.

Come intendere le afasie è un testo con cui Freud, all'inizio della sua ricerca, non conferma una localizzazione del sintomo, ma esplora, per la prima volta, un disturbo afasico sensa malattia e senza lesione. La localizzazione nel cervello delle funzioni del linguaggio era sostenuta dagli psichiatri in quel contesto demonistico che caratterizzava quei secoli. Freud trova un'altra logica: nessuna localizzazione né nel cuore né nel cervello. L'afasia – scrive Verdiglione nella Presentazione – indica l'inestistenza tanto di un luogo della parola, quanto di un luogo del tempo, dell'Altro.

Fabiola Giancotti, ottobre 1994

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