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Il dispositivo artificiale

Una lettura di La congiura degli idioti di Armando Verdiglione

 

Assoluta tranquillità. Quando la parola agisce, le cose si dispongono alla qualità. Fra l’incominciamento e il loro debutto. Tranquillità garantita dall’assoluto e dall’integrità della parola. Entro la narrazione, la poesia, la scrittura. "Nulla di segreto. Nulla di naturale. Nulla d’intimo". Sfatato il soggetto, la sua funzionalità, la sua realizzazione, ciascuno si trova sulla via di un altro itinerario. Ne risulta che le cose hanno ben altra portata, e che il racconto, la narrazione, la scrittura sono sempre nuovi, autentici, freschi. C’è una logica e una struttura che procede dalla leggerezza, senza gravità, senza sostanza, che si fa d’infinito, senza significabilità, senza la fine, senza il senso di morte.

L’accadimento e l’evento sono nella parola. Per nulla la parola può costituire e avallare un fatto. Anche se del fatto si sono servite le cosiddette scienze per confiscare e padroneggiare la parola, per stabilire un compromesso e una mediazione con il disagio. Non c’è modo né senso comune: questo è quanto dice il disagio. E può divenire pretesto per enunciare un progetto, per avviare una ricerca, per non accontentarsi, per puntare al punto più alto. Con semplicità e umiltà, anzitutto.

E allora studio, libri, letture, ricerche, viaggi, scrittura, incontri, curiosità, conversazioni sono gli strumenti che ciascuno ha a disposizione per esplorare la logica. Non è un caso che a un certo punto ci si accorge che esiste il dispositivo, che le cose incominciano, si svolgono e concludono secondo la logica, secondo l’idioma. Il cammino è arduo e difficile sia pure, simultaneamente, semplice e bellissimo.

Questione di dispositivo, questione di disposizione.

Come si costituisce il dispositivo, quali sono gli elementi, qual è la struttura, qual è la novità, qual è lo statuto di ciascuno entro il dispositivo.

Dunque la scrittura. E l’approccio ai libri di Armando Verdiglione. Alla Congiura degli idioti, in particolare, esposto, nella narrazione, secondo il modo del dispositivo, un modo che incomincia già con Il giardino dell’automa, ma che, con La congiura, attraverso l’elaborazione che va dal Processo alla parola all’Albero di san Vittore, giunge a esporsi nella narrazione a volte con aspetti lirici, politici, di ironia, a volte con aspetti di umorismo. Per un verso, un’analisi dell’epoca e dei cosiddetti "fatti", senza nessuna sentenza di morte, privilegio degli inquisitori. Per l’altro verso, teoremi, assiomi, aforismi, per constatare quanto della parola esiste e non può essere confiscato. L’idiota sarebbe la creazione e l’animale fantastico del sistema gnostico. Sarebbe la logica particolare attribuita al soggetto. L’idioma trattato, educato e impacchettato nel soggetto, a sua volta determinato e predeterminato dal sistema: il punto più basso cui possono confrontarsi i congiurati, come soggetti deboli, incapaci, depressi.

Ma: "Non c’è più idiota. Non c’è più congiura degli idioti", termina il libro. L’idioma è altra cosa. È la particolarità non attribuibile al soggetto. È la particolarità secondo cui procede l’itinerario artistico, intellettuale, cifrematico. La cifra della parola è la qualità della parola. Il cifrema la sua proprietà. La cifrematica è la scienza che precisa e enuncia gli elementi di questa esperienza originaria. Il dispositivo è dispositivo artificiale. L’equipe ne è il pretesto. Un’equipe che si costituisce nel libro e che accoglie esponenti di vari paesi, ciascuno con il suo statuto, con il suo modo di racconto, di narrazione, di aforisma.

Nits, giornalista, giapponese. Nada Inoue Tsutsumi, per esteso. È in Europa per una ricerca e per un confronto culturale. Dice, a suo modo, secondo il suo statuto, di questo racconto, dice che i giapponesi lo troveranno "pienamente aderente alle cose". Spetta a Nits, come giornalista, attraverso "aneddoti, ironia, brevi affreschi di genti e paesi, lembi di vita quasi usciti, per finzione, dal nostro paese" trarre le definizioni – di cui questo libro è ricchissimo – proprie al dizionario, per giungere al modo aforistico. Scriverà Nits la storia di questo caso, del caso di Sev, Saul Endo Vivaldi: "Grande organizzatore, uomo di scienza, di cultura e di arte" che si attiene all’essenziale. "Ebreo cattolico, con qualcosa di giapponese". Sev: "Un capro espiatorio troppo facile, per non indurre a chiedersi quale sia il male, presente nella cultura e nella società, che nella sua persona viene rovesciato e esorcizzato". Sev propone un’immagine inaccettabile al luogo comune: "scienza e finanza, statuto di ricerca e di edizione, impresa culturale, dispositivi artificiali, indipendenza dai partiti e dalle grandi industrie, scrittura, internazionalismo, dibattito, avvenimenti senza pedaggio". Nits fa intervenire ciascuno nel dispositivo: Iris, Ida, Raffaello. Ciascuno racconta e narra la storia di Sev.

Iris Brontale e Ida Manzoni. Due cifratori. Testimone, uditore, artista, il cifratore, cui spetta il racconto, il romanzo storico. Iris "Chiara nei compendi, nei racconti, nei brani che riporta dal dossier processuale" e Ida che si documenta sulle perizie, sulle requisitorie", che legge le conferenze e i libri di Sev. È Ida a consegnarci il documento di Oscar Panizza, una lettera che egli spedisce ai periti. La sua Psychopathia criminalis è stata trovata tra le sue carte. Psichiatra egli stesso, abbandonata la professione, si dedica alla scrittura, scrive satire politiche e religiose, sarcastico verso i costumi dell’epoca, e viene internato come pazzo criminale.

Raffaello Tornatore, regista, viene da Roma. Una narrazione filmica la sua, fra il romanzo storico e il romanzo politico, fra la novella e l’aforisma, che sfocia nella cifra.

Ilse Bloom, americana, ebrea. Con l’equipe è a Losanna dove trova tracce e lettere di Sabina Spielrein. Il capitolo, La nostra poesia, è di estrema suggestione e bellezza. Prima paziente di Jung, nelle lettere a Freud esplora alcune questioni cliniche della sua analisi. Introduce elementi del transfert che né Freud né Jung potevano ancora leggere.

Ilse, nel suo statuto di pubblico, raccoglie materiali, documenti, testimonianze, dettagli. S’interroga, fa notazioni teoriche. Prende appunti. Il suo statuto esige l’ascolto. L’infinito.

Nits, Ida, Iris, Raffaello, Ilse. Esponenti dell’equipe. Dispositivo. Intervengono altri statuti, altri racconti. Per esempio, le novelle di Jacques Bataille, poeta, filosofo, pittore, musicista. Viene da Vienna e, a Milano, s’imbatte in questa equipe. Acquisisce qualche elemento teorematico e scrive due novelle, una intorno a Freud, "un narratore, anzi un raccontatore", e una intorno a Lacan, nel capitolo Uno specchietto per le allodole. Poi, Quirinus, che si prova a leggere e a analizzare quanto la provincia Italia ha prodotto servendosi della stampa comunista.

Il caso Sev. L’affaire Italia. Personaggi, attori, protagonisti, intervengono con il loro statuto e con i loro nomi. Tessono le maglie di questa storia, che verrà letta ancora, di cui si scriverà ancora, in lingue differenti, sempre procedendo dall’attuale che questo caso, come caso clinico, come caso di cifra, rilascia.

Fabiola Giancotti, 1993

 

 

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