__________________________

chiudi

Le grandi donne della Bibbia

Betsabea e le altre

GAZZETTA DI PARMA, 9 gennaio 1996

 

Donne bellissime e donne seduttrici, regine o schiave, peccatrici o fattucchiere, angeli o demoni, fanciulle o vecchie, ebree o barbare, figlie o spose, vergini o madri. Le fantasmatiche degli umani proseguono e si combinano in modi infiniti, alcune per livellare e togliere la differenza, altre per instaurare l’enigma. Dalla questione donna alla donna come enigma: questa è la traversata dal Vecchio al Nuovo Testamento nei ritratti, nelle storie, nelle parabole in cui protagoniste sono le donne anche in questo libro Le grandi donne della Bibbia, illustrato da Salvatore Fiume e pubblicato dalla San Paolo con l’introduzione di Gianfranco Ravasi e alcune letture di poeti e scrittori italiani: Nazareno Fabbretti, Carlo Sgorlon, Rossana Ombres, Gina Lagorio, Elena Bosetti, Michele Prisco, Marco Garzonio, Italo Alighiero Chiusano e Jean Guitton.

"In principio [...] Dio creò l’uomo a sua immagine; maschio e femmina li creò". Ma non basta "maschio-femmina", non basta la maschera a introdurre la questione donna. Quando l’uomo, Adamo – ish il suo nome ebraico – su ordine di Dio, diede i nomi a tutti gli animali e a tutte le cose create, dovette dare un nome alla "carne della sua carne e ossa delle sue ossa", e la chiamò ishsha, donna. Poi Adamo fece partecipe la donna del comandamento di Dio di non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male "perché in qualsiasi giorno tu ne avrai mangiato, di morte morrai". A questo punto, la donna cede alla tentazione del serpente e ishsha sarà Eva, madre non vergine di tutti i viventi. E ecco la prima tentazione sostanzialistica dell’"umanità": mangiare la sostanza per togliere l’ironia – l’apertura – e l’enigma – ciò che, proprio in quanto enigma, non richiede né soluzione né significazione. È in questo modo che Eva, mangiando la morte, toglie la questione, dissipa il malinteso, risolve l’enigma nella universalizzazione del significato, si pone come segno dell’origine e della fine degli umani, si fa oggetto e soggetto della pena, del castigo, della morte e fonda l’albero genealogico. "Moltiplicherò le tue pene e le tue gravidanze...".

Ma c’è un’altra donna che viene annunciata qui. Dice Dio rivolto al serpente: "Porrò inimicizia fra te e la donna, fra la stirpe tua e la stirpe di lei; essa ti schiaccerà il capo e tu insidierai il suo calcagno". Un’altra stirpe, non genealogica, reintegrerà l’enigma con il mito di Maria, vergine, madre, senza macchia e senza peccato: Maria restituirà il paradiso senza più la tentazione della sostanza.

Eva ha bisogno di procreare la sostanza e di assumere la morte come pena e come riscatto alla sua disubbidienza. Maria incomincia con l’annunciazione, interrompe la genealogia e compie la sua missione con l’assunzione in cielo.

Tra Eva e Maria, nella Bibbia, la questione e l’enigma donna vengono esposti con altre storie, con altre figure che si susseguono a partire dalla logica dell’ebraismo fino al loro compimento con il cattolicesimo, con Maria e con le donne di Gerusalemme, testimoni della resurrezione.

Sara, moglie di Abramo, non concepisce, non si propone come procreatrice. Occorre che Dio intervenga e che operi per la generazione. Sara suggerisce che sia Agar, la sua schiava, a dare un figlio a Abramo. Sara concepisce nella sua vecchiaia, e sarà madre.

Nell’Antico Testamento, tra le leggi ebraiche c’è quella del levirato: è una legge non scritta che impone, quando un uomo muore, al fratello dell’uomo di sposare la vedova, perché venga conservato il suo nome attraverso la discendenza del fratello. È un mito curioso cui la Bibbia dedica più figure, ma senza mai accostarle al male, all’incesto, al peccato. Tra le donne spiccano i personaggi di Ruth, la straniera, moglie del figlio di Noemi, che muore. Ruth, segue Noemi e Noemi trova un espediente affinché Ruth sposi Booz, il parente più prossimo. C’è poi Tamar, che giace con il suocero, e Sara, figlia di Raguel di Ecbàtana, che perde, uno dopo l’altro, sette mariti uccisi da Asmodeo, l’angelo devastatore. Nessuno di questi mariti avrebbe potuto, secondo il levirato, sposare Sara. Sara sarà liberata da Asmodeo, quando sposerà Tobia: secondo la legge, colui che doveva sposarla. Un po’ differente la storia delle figlie di Lot.

Fare una lettura originaria e cattolica della Bibbia è estremamente difficile, qua e là si ritrovano metafore, metonimie e catacresi che richiedono la disposizione e l’umiltà dell’ascolto. Così intervengono altre figure di donne: Betsabea con Davide, Dalila e Sansone, la regina di Saba e Salomone, Giuditta e Oloferne, Erodiade e Salomè, Ester tra Assuero e Aman.

In nome del popolo ebraico, Giuditta taglia la testa a Oloferne mentre Ester salva la sua stirpe dall’annientamento. Salomè chiede la testa di Giovanni e Dalila pretende di scoprire il segreto di Sansone.

Nel Vecchio Testamento, Dio sembra permettere massacri, perversioni, deragliamenti e sembra usare le donne per questo: ma è con il racconto del Nuovo Testamento che s’instaura il tempo con la sua la violenza, lo squarcio, la Pentecoste. Con il mito di Maria non c’è più incesto, non c’è più peccato, non c’è più male e la madre non è più la morte e non deve preservare dalla morte.

Fabiola Giancotti

chiudi

HOME