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ERNESTO TAVERNARI
Pittore
Scenografo
Grafico

Nasce a Lucca il 16 gennaio 1911
Giunge a Milano negli anni venti, dopo l'infanzia trascorsa in Liguria.
Incomincia a lavorare con l'impresa di scenografie Bertini e Pressi.
S'iscrive all'Accademia di Belle Arti di Brera, allievo di Achille Funi.
Opera nella Milano di Giacomo Manzù, Aligi Sassu, Arturo Martini, Renato Birolli, Lucio Fontana, Luciano Minguzzi e di molti altri di cui è collega e amico.
Negli anni trenta e quaranta oltre a seguire, con altri, la scenografia delle maggiori opere scaligere, esegue affreschi a Milano, Venezia, alla Certosa di Chiaravalle, a Sanremo...
Nel 1939 è invitato a esporre alla Triennale di Milano.
Nel 1963 il gallerista Carlo Cardazzo allestisce una personale al “Cavallino” di Venezia.
Espone pure, fra le altre, alle gallerie: Argentario di Trento, Pater di Milano, Museo di Lodi, Guelfi di Verona, 33 di Lucca, Mirteto di Firenze, Vantaggio di Roma, Schettini di Milano, F22 di Palazzolo sull'Oglio, Lo Spazio di Brescia, Internazionale di Bergamo, a Palermo, e a Amburgo, Rotterdam, Bruxelles
...
Di recente, sue sono le marionette e le scenografie del “Mago di Oz“
Vive e lavora a Milano.

I temi delle sue opere spaziano dall'arte sacra
(La Bibbia e la Divina Commedia) al fantastico.
E dalla scenografia, all'affresco, al murales. Notevole la sua recente produzione sul tema degli alieni.

Ernesto se n'è andato il 6 maggio 2007,
all'età di 96 anni.

Ma eccolo, ancora, custode delle stelle. E noi, amici di sempre, proseguiremo a ascoltare le sue storie viaggiando fra le sue opere e nelle nostre galassie. Ringraziandolo della sua eredità di luce e di colore, di canti e di danze, di poesia e di arte.

Fabiola

 

 

MUSEO CIVICO DI TAVERNA
Galleria d'arte contemporanea

ERNESTO TAVERNARI
Il custode delle stelle
a cura di Giuseppe Valentino

20 gennaio - 25 marzo 2007
da martedì a domenica ore 9,30-12,30

Palazzo San Domenico - Taverna CZ tel. 0961.924824
mail: museotaverna@libero.it

 

 

 

 

ALDO GERBINO

La chiocciola verdastra

Per Ernesto Tavernari

Di comete, di nebbie intrise
per minuscole case fiabesche
per omini e fanciulli dispersi
oltre cieli serali, allunati,
in sotterranei e fiumi mercuriali,
ecco danzare le fiere di Ernesto:
rincorrono guglie metropolitane
le nostre sbarre quotidiane.
Ora il pittore del cielo
navigato da occhi alieni
sta allumacato, con labbra rosse,
sul muscolo ceroso
d'una chiocciola verdastra.

(Palermo, novembre 2004)

Dal 5 dicembre 2005 al 10 gennaio 2006 - mostra di Ernesto Tavernari,
EVOCAZIONI NEL COSMO DELLA FANTASIA,
a Milano, Banca Popolare agricola di Ragusa-Largo Augusto 7-
INVITO Inaugurazione 5 dicembre ore 18.00

 

 

 

 
 

Opere 1970-2004
Oli e acrilici
Tele e carte



Dimensione irreale


Spazio metafisico


Amazzone alata

Di tutti i colori

 

 

 

IL CUSTODE DELLE STELLE. Gli Extra Terrestri di Ernesto Tavernari
FABIOLA GIANCOTTI

Ernesto Tavernari è il poeta dell'ingenuità. A novantaquattro anni chiunque direbbe di avere già vissuto, di avere tanto e tutto vissuto, di avere esplorato mari e monti, pianeti e galassie, di avere letto e sentito di tutto... e invece no. Ernesto si sorprende e si meraviglia ancora di ciascuna cosa, ti chiede perché, si aspetta un sorriso e un saluto quando ti chiama al telefono, quando t'incontra per strada, quando ti mostra le sue ultime opere. Perché lui si alza al mattino presto e lavora, ciascun giorno, e racconta il suo viaggio. C'era una volta... le favole, il re della foresta, il principe e la principessa, maghi e giocolieri, cantastorie e musicisti, da un angolo all'altro della terra. Fino all'inquetudine e al riso della Commedia. Oltre: la leggerezza degli alieni. Altra la loro città. Insituabile nella galassia. Lui, Ernesto, ha un osservatorio privilegiato: è stato nominato custode delle stelle. Sta attento che nessuno possa confiscarne nemmeno una, parla con i viaggiatori, si fa raccontare le loro storie e poi, lui, se le appunta, a colori, nei suoi piccoli o grandi fogli bianchi. Alieni, dice.
Gli animali fantastici erano già passati da lì: cavalli alati, leoni con mantelli, la fenice, la chimera. Le stelle sono ancora lì. Niente fa pensare a big-bang dell'inizio o della fine. Nessuno sa da dove vengono e dove vanno.
Forse questa è la missione degli artisti: raccogliere storie di viaggiatori e poi mischiarle con storie di altri viaggiatori perché i bambini si sorprendano a sentirsele raccontare (gennaio 2005).

 

TESTIMONIANZE

Basta guardarle, queste opere dai titoli che aprono a mille pensieri di ordine diverso e spesso contrastanti, per capire che al di là dello stesso virtuosismo di cui è anche capace Tavernari, c'è un mondo realizzato in un tempo impreciso, ma costruito su basi incrollabili (G. Gigli, 1963)

La sua non è una pittura gradevole di facile lettura. Artista colto e raffinato, persegue con rigore una visione aristocratica del mondo... (G. Mazzariol, 1963)

Fantasioso e perciò visionario al massimo, Ernesto Tavernari, già alla Pater. Dipinti fatti con “nebulose“ di colore infiammato, nelle quali galoppanti in “alto“ fra nuvole “elettriche“ e rossastre, ci sono cavalli appena accennati. Uno che è in bilico tra il frammento narrativo e la pittura gustativa e irreferibile... (M. Portalupi, 1964)

Da Pino, in via Borromei 13, nel cuore dell'antica città, pittori e poeti, attori e giovani beat, si danno convegno per gustare il gelato alla fiamma, bere buon barbera e discutere di arte e di poesia. Le pareti del locale, intanto, ospitano singolari mostre. In questi giorni è di turno Ernesto Tavernari con una schiera di disegni, alcuni di essi, bellissimi, calamitano gli sguardi degli avventori di Pino (G. Grieco, 1966)

... E tutto viene reso mediante un segno morbido, flessuoso, che accomuna i simboli, dosa i contenuti onirici, indugia in talune sbavature intese a intensificare la magia della rappresentazione (C. Munari, 1966)

Lui vuol essere o biblico o dantesco: ma non è che questi suoi temi li affronti da interprete o da illustratore, in piena libertà di visione. Lui cerca piuttosto le pieghe del racconto poetico letterario ... (C. Fossati, 1967)

Ernesto Tavernari è un pittore vero. Riesce a esprimere attraverso la sua arte pensieri e meditazioni profonde scaturite dalla lettura dei classici. Usa il colore in modo stupendo, rendendolo complice di un'espressività suggestiva di rara potenza (O. Nicosia, 1967)

Da una personale del pittore Ernesto Tavernari. Tavernari, lucchese per nascita, ma milanese per formazione artistica, cominciò a dipingere nel 1925, ma raggiunse la notorietà solamente nel 1963 quando Carlo Cardazzo, straordinario talent-scout dell'arte, portò alla luce i suoi dipinti e li esplose a Venezia, al “Cavallino“. Da allora numerosi sono stati gli incontri di Tavernari con il pubblico e la sua pittura è venuta prendendo un significato, una vitalità sempre più precisi. Nelle opere recenti, Tavernari, pur restando coerente alle sue originarie“idee dell'arte“, ha compiuto frequenti incursioni nell'area surrealista (“Corriere d'informazione“, 1969)

La magica vibrazione di Tavernari, il suo addensarsi di masse luminose, tenute da un impianto plastico che non è un rilevarsi di piani, quanto una delimitazione di volumi, appare una derivazione di arte o scultura romanica o pregotica, filtrata da una sensibilità moderna, come se all'artista avesse racchiuso nel suo spazio masse e luci di antica memoria (L. Spiazzi, 1969)

Una pittura, la sua, forse di non facile lettura, la forma volutamente contorta e il colore esplodente in campiture agenti per interazione non soggiaciono certamente al gusto della massa, ma senz'altro emotivamente agghiacciante, mai destinata a passare inosservata e fra l'indifferenza (...) non per nulla Tavernari è considerato una delle firme significative dell'attuale pittura (G. Franzoso, 1969)

Si è chiarito, si è illimpidito il linguaggio pittorico di Ernesto Tavernari - e non soltanto il colore, il tessuto cromatico, ma anche la definizione strutturale della sua visione - dell'ormai lontana stagione delle sue “interpretazioni“ che, dopo anni e anni di solitario, silenzioso, pazientissimo lavoro, lo portarono in bella evidenza sulla scena dell'arte grazie al fervido interessamento di alcuni critici e di un autorevole mercante.
Non è da credere, tuttavia, che la profonda esigenza di rinnovamento dell'artista, la sua naturale disposizione alla ricerca espressiva e propriamente stilistica, abbiano in qualche modo attenuato o distratto la tensione spirituale che è alla base del suo lavoro (...) (L. Budigna, 1971)

L'uomo e la bestia, problema etico-morale che nasce con la creazione e che ispirato poeti e artisti, nel vano tentativo di fondere il bruto con l'intelligenza.
Tavernari affronta con coraggio e decisione questo problema annoso cogliendo il tema occasionale per esplorare con la sua sensibilità cromatica momenti meditati e sentiti con un travaglio che risulta evidente in ogni sua composizione. Nei quadri di Tavernari c'è un nucleo centrale e preminente che è l'assenza di composizione (...) (P. Scanu, 1971)

La pittura di questo lucchese pieno di estri assume un andamento fantasioso che fa pensare a una specie di Chagall nostrano, intento a estrarre dalle esperienze più diverse e modernissime certe figure scattose, ma a loro modo tenere e incantate (G.L. Verzellesi, 1971)

I quadri di Ernesto Tavernari posseggono l'eloquenza necessaria ad emanciparsi dal puntello delle parole. I suoi cavalli, cangianti e sfuggenti, rappresentano la simbiosi tra l'uomo e la bestia. È un pittore coerente (...) (B. Ranedda, 1971)

Ed ecco invece un Maestro di sicuro operare ci conduce nel suo mondo kafkiano: qui la figura di un cavallo si muta in donna, lì una donna diventa un manichino e altrove vediamo la metamorfosi di un toro in bruco e in bimbo, quasi metempsicosi di passaggi umani che la sua fantasia ha vissuto.
Il mutevole, il passaggio, è colto da Tavernari in segni, che si consumano alla luce di un colore continuo, contrapposti cangianti dal giallo, al rosso, al verde in una luce smorzata che evidenzia fiabescamente le forme e i primi piani di un dualismo metapsichico di una sola invenzione. Uomini e animali legati fra loro quasi per un vincolo antico, uno zodiacale sconosciuto di cui Tavernari è interprete unico (G. Genga, 1972)

La fantasia, in Tavernari, lavora alacremente, riesce a dar corpo a incubi e allucinazioni, ai fantasmi dell'esistenza, tesi disperatamente alla risoluzione del contrasto delle passioni. Per questo forse le sue rappresentazioni umane hanno anche il calore di un misticismo primordiale (M. Rocchi, 1972)

L'uomo e la bestia si mescolano in questi dipinti sì che i contorni di una figura umana riescono a fondersi con quelli dell'animale. Un problema antico che viene riferito con moderna e attuale civiltà, con un segno e un colore che non hanno nulla di tenebroso, niente di nascosto o di proibito (...). Tutto questo il pittore lo ottiene con estrema eleganza, con disinvoltura, con allegria (T. Bonavita 1972)

In Tavernari tutto è inventato: il colore disposto in una tastiera di esplosioni e il segno che si articola in certe brusche interruzioni e in certe sicurezze aggressive balenanti. Ne viene fuori una figurazione di una potenza così incantata da non consentire altro commento che quello suggerito dall'immagine a se stessa (A. Coccia, 1972)

Nato all'arte intorno al 1960, al tempo della grande avventura dell'informale, Tavernari riuscì a decantare le visioni tumultuose di quel periodo per tranne una pittura propria, sensibile al segno e al gesto oltre che all'effetto. E curiosamente affiorò da questa operazione un risultato felicissimo quanto più inatteso, dove la calligrafia si fondeva alla perfezione con la materia coloristica, addirittura lacerante nei suoi toni. Forse le energie fantastiche di Tavernari, la sua decisa mediterraneità, non potevano approdare che a questo modulo di racconto. i temi stessi, desunti da uno spazio onirico e animistico, ce lo confermano (C. Ferrari, 1972)

Quel che preme indicare è il costante intervento dell'autocritica esercitata da Tavernari nei suoi quadri... In Tavernari più che metamorfosi però sono coscienza sottile del presente, analisi di una società giunta all'orlo di talune esagerazioni (D. Maffia, 1972)

I cavalli, i tori, le donne, le teste di bambine, gli strani animali, tutte quelle forme metamorfiche che popolano i tuoi dipinti sembrano voler fissare nella nostra mente di fruitori le sacre pantomime di un antico rituale pagano con una validità che è certamente più forte della iconicità stessa. Nella tua opera c'è sempre qualcosa di occulto che ne aumenta il fascino, e la comunicazione avviene attraverso allusioni e sottintesi, come opera di magia, provocando reazioni inattese. Il segno è incisivo, graffiato, con esiti che qualificano la plasticità delle tue composizioni risolte in armonia con lo spazio che le racchiude (F. Passoni, 1972)

Fortissimo nel disegno, Tavernari esprime il meglio di se stesso proprio con questo mezzo; e vi trasfonde l'essenza della sua cultura rimasta toscana e per tanto genuina; e vi realizza una favola che è infinita e sempre rinnovantesi nella quale le allusioni sono più casuali che volute perché vi si indentifica il modo di fabulare che è tipico e tradizionale della gente di Lucchesia (T. Paloscia, 1972)

...immette violentemente nel vortice acceso della sua fantasia creature, mostri, animali e uomini trattati secondo un disegno libero e creativo. Figure che mollemente si adattano a qualunque dissueta posizione, piombano dall'alto nell'eterna caduta dell'uomo o nel fallimento di Icaro, propongono un colloquio urlato e tragico nella smorfia dei volti, nell'acceso e violento espressionismo di un bestiario emblematico e allegorico (L. Serravalli, 1973)

Tavernari ha un concetto morale dell'arte, ma lo attua su un metro di modernità, che non è più la requisitoria terribile di Goya nè la ruskiniana rispondenza dell'espressione alla nobiltà dell'oggetto. L'artista ha i suoi mezzi, che piega docilmente alla necessità della visione: così né Picasso, né la mascherata di un Ensor, né l'evasione chagalliana, ma una caparbia e dolorosa incisività, ben ricca, al di là degli umani grotteschi, di non effimere luci (R. Civello, 1982)

Prima il colore. morbido, tenue, luminoso. Si avverte l'esperienza fondante della pittura a fresco, ma anche una lontana e mai sopita ascendenza toscana. Preziose cromie.
Poi la fiaba, ovvero la realtà vista come in un sogno, svincolata dalle inesorabili catene della logica. Tempo e spazio si sovvertono e si confondono in una visione surreale in cui prevale il gusto di una narrazione tutta d'un fiato, ironica e divertita insieme, pensosa e giocosa, ma soprattutto infinitamente semplice e perciò sapiente (P. Biscottini, 1991)

Tavernari è uno di quei rari artisti che come Mirò, Matisse, Dufy intendono la pittura come manifestazione gioiosa della vita e, forse, memorizzando le visite al Museo archeologico di Firenze, preferisce raccontare favole e frammenti della mitologia greca e sogni di paesi e figure in uno spazio atemporale. Reinventa amazzoni e cavalli, donne e tori, galli lanciati alla conquista delle galline o mentre incedono pettoruti facendo sfoggio della virilità. Il gallo è sacro a Persephone, il toro è utilizzato da Zeus per camuffarsi e rapire Europa, il cavallo è l'assoluto protagonista delle umane imprese fino all'Ottocento mentre oggi sopravvive per lo sport (...) (P. Colacitti, 1996)

Come in un sogno ovattato le visioni di Ernesto Tavernari si palesano. Sono case, piazze, paesi percorsi dal vortice della rimembranza, rappresentazioni pacatamente gaie che sembrano veder danzare gli edifici travolti da un frenetico correre della vita (...). Nei suoi dipinti la tela è trattata con materiali vari e pigmenti, tali da renderla ruvida, irregolare quasi fosse una tessitura cirrica macchiettata dai riverberi dell'arcobaleno o, come dice lo stesso Tavernari, “un affresco su tela” (Vinny Scorsone, 2002)

Quasi un cenno cromatico si distende dalla sobrietà indidesa della linea. Un approccio tenue e frammentato, arcano e sfuggente, tremulo, disperso in una adulazione colma di stupore. Eppure sulla malta emotiva di Ernesto Tavernari, addensata con forza sulla superficie pittorica, germinano, fluttuanti e impalpabili, occhi vagoli e colmi di sogno, sottratti a una umanità affascinata dai molti orizzonti dell'inconoscibile; lasciano, infatti, disperse sul selciato degli anni, le tracce di estenuanti cardini geometrici, di unzioni emozionali, appena impercettibili sussurri (...) (Aldo Gerbino, 2002)

LINK
Ernesto Tavernari a Seregno, L'Eco di Bergamo
Salvo Ferlito, Personale a Palermo

Ernesto Tavernari. La città delle favole

Franco De Faveri, La favola pittorica

 

Ernesto Tavernari
ha viisuto e lavorato a Milano
in via Gerolamo Emiliani 3


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Pagina a cura di Fabiola Giancotti

 

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