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Cristina Frua De Angeli

Ma chi è questa bella principessa?

Spirali/Vel

 

Milano, capitale d’Europa. Dove s’intrecciano e si tessono finanza e cultura, arte e industria, nobiltà e lavoro. Cento anni di storia, di combinazioni, di incontri, di racconto in questo libro che è la saga di una grande famiglia di capitani d’industria milanesi. Ernesto Breda e Carlo Frua, Giuseppe Frua e Ernesto De Angeli, Eugenio Cantoni e altri, tanti altri che intervengono, si affacciano, divengono protagonisti, attori, poeti, di una storia tratta da avventure, da ritratti, da lettere e da diari accessibili soltanto da chi appartiene a quella famiglia. Per la prima volta resi pubblici in una narrazione semplice e ricca di poesia, di arte e di tecnica. Una storia che prosegue a scriversi e a inventarsi attraverso l’avventura intellettuale dell’autrice che di questa storia legge dettagli, sfumature, eventi e avvenimenti con assoluta lealtà storica e con gli strumenti acquisiti in anni di ricerca. Cento anni in cui tutto quanto sembrava un caso, una combinazione, una fortuna trova la logica e l’integrità della parola stessa. Cento anni di solitudine che funziona qui come condizione di scrittura, di compimento, d’infinito.

Ernesto Breda nato nel 1852, ingegnere. Giovanissimo compie molti viaggi all’estero e comincia a interessarsi all’industria meccanica. Vuole fabbricare locomotive, costruire migliaia e migliaia di chilometri di ferrovie, gira l’Europa e torna con moltissimi progetti: sarà lui a costruire tutte le locomotive per le ferrovie italiane; sarà lui a inventare la nuova industria. Nel 1881 il tipo d’industria esistente a Milano era l’industria dei piccoli proprietari e ve n’erano moltissimi sparsi intorno alla città. Ernesto Breda cominciò acquistando un piccolo stabilimento e lo trasformò per la fabbricazione di locomotive, poi arrivò l’ordinazione di una gran quantità di proiettili, poi le macchine, poi gli aeroplani. Ernesto Breda costruì altri stabilimenti, la sua industria, accanto all’Ilva, all’Ansaldo e alla Fiat raggiunse livelli altissimi.

Ma chi era Ernesto Breda? La storia dell’industria italiana lo cita come esempio di organizzazione e d’invenzione. Questo libro racconta gli aspetti più inediti, la sua famiglia, i suoi collaboratori, i suoi amici, gl’impegni sociali in una Milano a cavallo di due secoli. Ebbe tre figli, Amalia, Luisa e Giovanni.

Giuseppe Frua, figlio del dottor Carlo Frua medico e scrittore, si avvia agli studi commerciali e s’imbatte nell’industria tessile. Giovanissimo viene assunto nello stabilimento di Eugenio Cantoni dove si trova a lavorare con Ernesto De Angeli. Eugenio Cantoni segue questi due giovani, li forma, dà loro incarichi di responsabilità, li avvia alla direzione e all’organizzazione delle sue aziende.

Ciascuno di loro si distingue nel proprio lavoro, gli stabilimenti si moltiplicano, la produzione tessile apre vie internazionali e la qualità italiana s’impone in tutto il mondo. Ernesto fonda nuove stamperie, Cantoni finanzia l’impresa. Intanto, Giuseppe Frua sposa la sorella di Ernesto, Anna.

La grande avventura di questi due amici e colleghi prosegue per tutta la vita. Ernesto da una parte, Giuseppe dall’altra fanno fiorire l’industria tessile, ancora oggi vanto di Milano. Ernesto non ha figli, i figli di Giuseppe e della sorella di Ernesto porteranno entrambi i cognomi, Frua De Angeli. E la storia prosegue con Carlo Frua De Angeli, primogenito. Carlo sposerà Amalia, figlia di Ernesto Breda e da loro nascerà Ernesto Frua De Angeli, padre dell’autrice del libro, Cristina. Ernesto sposerà Elisa, figlia del Greco, costruttore di navi, e di Maria Gunalachi. Su questo versante la storia si sposta nel Mediterraneo, passa per la tradizione mitteleuropea e approda a Milano, portandosi fiabe, ballate, canzoni, arte, poesie. Dai miti lontani, dalle leggende millenarie alla luce e al colore dell’arte europea, e ancora la grazia e il distacco di poeti distratti, di pittori del cielo, di scritture indelebili. È una storia vera? Oppure è la verità che irrompe come effetto? Nessun personalismo, nessun pettegolezzo. E la storia non finisce ma giunge al compimento nella scrittura. Ciascuno come caso, caso di qualità, si staglia nel cielo, in un’astrazione estrema eppure puntuale e rigorosa. Nessun costume dell’epoca, ma narrazione, precisa, dettagliata, documentata.

Cristina Frua De Angeli non avrebbe potuto lasciare questa storia non scritta. Una storia che non sarebbe esistita altrimenti come le tante e tante non scritte. L’esperienza prosegue e incomincia ciascuna volta. La "propria", cosiddetta, vita, la propria storia si svolge grazie al racconto storico e al racconto politico. Esperienza di parola che Cristina ha potuto acquisire grazie alla sua grande curiosità e grazie anche alla psicanalisi in cui un bel giorno si trovò e da cui trasse lo spirito, l’umorismo, il riso, la poesia per scrivere la sua avventura.

Fabiola Giancotti, 1994

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