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La chiesa e le immagini

 

Il Vecchio Testamento vietava l’idolatria ossia la venerazione di un idolo che si pensava fosse la rappresentazione sostanziale di Dio. La questione dell’immagine irrompe però come vera e propria questione con il cristianesimo: Dio si fa carne e compare fra gli uomini, i discepoli ne raccontano la traversata, le scritture compiono la storia, e le immagini catturano quell’istante eterno e incancellabile. Cristo assume le sembianze di uomo e non è più solo un’idea. La storia di duemila anni di cristianesimo, la teologia, l’arte, non possono ignorarlo: e lo provano migliaia di pagine, le differenti posizioni, a volte contrastanti, che nei vari secoli la chiesa cattolica, quella ortodossa e quella protestante hanno assunto, promosso e difeso con tutte le loro forze.

La letteratura è ampia, ma per chi voglia approfondire lo studio, senza rischiare di allontanarsi dallo specifico, è interessante e molto istruttivo il libro di Daniele Menozzi dal titolo La Chiesa e le immagini che, oltre a un’esauriente e rigorosa introduzione dell’autore, contiene alcuni testi importanti prodotti in questi duemila anni: da Eusebio di Cesarea a san Gregorio da Nissa, da san Gregorio Magno a Giovanni Damasceno, dal concilio di Costantinopoli al concilio Niceno II, dalla Riforma alla Controriforma, fino al concilio Vaticano II, passando per sant’Agostino, san Tommaso, san Carlo Borromeo.

L’immagine è stata intesa, per secoli, come iconografia delle figure di Cristo, dei santi, di Maria. Iconoduli e iconoclasti, coloro cioè che ne facevano culto o divieto, hanno combattuto per le loro ragioni a suon di anatemi (v. i testi, che compaiono nel libro, del Concilio di Costantinopoli e del Concilio Niceno II), poi il dibattito si è esteso a forme artistiche più elaborate rispetto alla semplice icona la cui caratteristica era la fissità dell’immagine. Con l’arte romanica e gotica l’immagine assume carattere espressionistico e decorativo, l’impatto è tale che nel Rinascimento, la Chiesa esprime gran parte della sua potenza e efficacia tramite le grandi opere artistiche prodotte in quegli anni. Il concetto di immagine varca nuove porte, eleva l’intelligenza, produce nuovi dibattiti. Quel che era rappresentato come fisso e senza spirito assume nuove sembianze e opera per una nuova forma di ecumenismo e di diffusione della scrittura e della parola. L’immagine si integra con la scrittura e la verità si produce come effetto. Il cattolicesimo e il rinascimento operano per questo miracolo che, simultaneamente, rafforza la fede, dà impulso allo spirito e edifica chiese in ogni parte del pianeta. L’impossibile raffigurazione dell’infigurabile dà all’immagine una portata straordinaria. È l’occasione per l’invenzione, per l’arte, per la scienza e, oggi, per la comunicazione. Ne risulta non più un’immagine visiva ma un’immagine acustica, un’immagine che si ode e che rilascia un’eco. Un’immagine altra, mobile, dogmatica.

Fabiola Giancotti, 1995

 

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