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Ionesco on line

Eugène Ionesco

Le parole svuotate

GAZZETTA DI PARMA, 30 aprile 1994


Ironico Ionesco. Profetico. Già nell’85 diceva: "Il cambiamento può incominciare proprio dall’Europa orientale. Basta una scossa perché la struttura cada". Lui, rumeno, nato nel 1912, ha vissuto al crocevia degli avvenimenti che costituiranno le fondazioni dell’Europa. Ha fatto la sua parte scrivendo, ha mostrato il suo volto di "clown triste", si è "calato nell’oscurità del male". "È vero, siamo costretti a subire la carica di mille rinoceronti: ma perché non dovremmo sentirci capaci di respingerla?".

Banditi la mediocrità, il luogo comune, il senso e il sapere comuni è l’eccellenza, l’assoluto, il punto che s’instaura. Nessuna ideologia potrà dire che cos’è l’uomo. Nessuna ideologia potrà costituire una società nuova. Non c’è più ideologia. Ionesco l’ha inteso immediatamente. Nell’atto stesso di scrittura.

Ossimoro e ironia. Umorismo, motto di spirito, riso. "Ho sempre creduto che il mondo sia una farsa che Dio recita all’uomo: bisogna riderne con Dio". E lui ne ha riso portandoci per mano attraverso corridoi bui nei quali non ci siamo perduti perché Ionesco ci ha raccontato favole, novelle, aforismi. Ci ha resi tristi, spaesati, increduli... Man mano però quel corridoio si faceva più ampio, e si procedeva più spediti, si è potuto constatare l’originario. Semplicemente proseguendo ci siamo accorti che quel corridoio non aveva pareti e che altro non era se non una questione di connessione tra l’una e l’altra logica. Logica della parola e non dei fatti.

Quella piccola e gracile figura sarà sempre presente. Le sue pièce, lungi dall’etichetta dell’assurdo, assumono una chiarezza e una semplicità estremi. La bellezza, l’arte, il teatro, la pittura, dice Ionesco, risentono del superfluo, sono il superfluo. Non hanno da essere utili se l’utilità non giova all’invenzione, alla poesia, alla scrittura.

Ripercorriamo il testo di Ionesco, dalla Cantatrice calva al Rinoceronte, dal Re muore alla Foto del colonnello. E, ancora, da Il mondo è invivibile a Antidoti... Neanche i più pessimisti, i più disperati, i più polemici potranno non trovare occasione e pretesto di pensiero, di scrittura, di poesia, di riso, di fede e di speranza.

Potrà mai morire Ionesco? No. Perché l’arte e la poesia non muoiono finché ci sarà qualcuno in grado di leggere e di ascoltare. Ionesco ha parodiato l’inascolto, ma si è messo a ascoltare, in silenzio. Come quando dipingeva: "Io credo che la pittura, ancor più che la musica, sia il silenzio". (94)

Fabiola Giancotti

 

 

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