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Jung on line

Vita di Jung. Una nota

 

È sempre rischioso parlare di qualcuno a partire dalla sua biografia. Molte case editrici pubblicano le biografie nella collana dei saggi, ma la biografia è un genere letterario, una fiction, come il romanzo, la performance, la poesia, il racconto. Ci sono biografie più o meno basate su documentazioni di solito non accessibili a chiunque, e è questo l’interesse storico, informativo, di ricerca. È il caso di Vincent Brome che pubblica con Bollati Boringhieri, appunto nella collana Saggi, la Vita di Jung. Dato il dilagare delle teorie junghiane in Italia negli ultimi decenni, questa biografia presenta uno Jung idealizzato ma non troppo, promotore della psicanalisi ma non della sua causa.

Gli junghiani più fedeli vi troveranno forse uno scorbutico e iroso personaggio, ma certo ciò non toglierà loro l’ammirazione per il grande maestro, poco male se rivendicativo, invidioso e geloso, moralista e religioso, soggetto a allucinazioni e depressioni. Occupato a combattere contro Freud pur così tollerante verso di lui. Ma la storia con Freud è cosa che può leggersi per esempio nel carteggio Freud-Jung, nei dibattiti della Società psicanalitica, nelle innumerevoli biografie freudiane, negli stessi testi di Freud e di Jung. Colui che rifiutava la posizione impossibile di figlio, ha imbastito la sua teoria contro Freud e su quanto Freud aveva scartato dall’elaborazione: la psicologia, l’antropologia, l’alchimia, la magia, i concetti di tipologia psicologica, di inconscio collettivo, di archetipo, di coscienza, di personalità, di guarigione, di psicoterapia e cioè su creazioni e acquisizioni calviniste formulate contro chi gli aprì le porte, lo proclamò presidente della Società di psicanalisi, gli affidò la direzione di vari congressi, discusse dei suoi scritti, contò su di lui per la diffusione della psicanalisi, pensò a lui come suo successore.

Nella biografia, Vincent Brome espone, a titolo di cronaca, alcuni casi clinici. Varie le donne. Emma, la moglie, Lucia Joyce, figlia di Joyce, Antonia Wolff, Sabina Spielrein. "Le donne – dice Emma Jung – erano tutte innamorate di lui", giovane e brillante ricercatore non insensibile al fascino delle giovani e belle ragazze, ma, dopo, moralista, bigotto, pieno di scrupoli e spergiuro. Il caso di Sabina Spielrein non è però approfondito abbastanza e, come in tutte le biografie, si risolve con il racconto che ne fa lo stesso Jung, con le accuse verso di lei e le proprie giustificazioni. Jung si trova a affrontare la questione del transfert e la cosa gli sfugge di mano. Scaccia Sabina, che gli aveva chiesto solo di intraprendere con lei questa traversata e questa avventura, ne ha paura, crede che si tratti di un passaggio all’azione, crede che Sabina sia il diavolo che vuole impossessarsi di lui e distruggerlo. Incominciano da qui i primi problemi con la psicanalisi, fino al 1913, anno della scissione definitiva con Freud. Jung vuole controllare il transfert: niente amore, niente sessualità, ma psicologia del profondo, la via più facile per aggirare l’inconscio. Tutto spiegato, tutto risolto. Senza poesia.

Jung muore nel 1961. Tutta la sua opera appartiene senza dubbio al testo Svizzera, come Calvino, Saussure, Rousseau e rimane, comunque, ancora da leggere. 95

Fabiola Giancotti

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