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GIOVANNI SEGANTINI, 2000

Giovanni Segantini nasce a Arco in provincia di Trento il 16 gennaio del 1858, proprio nella metà di quel secolo durante il quale (1815-1919), già sotto il dominio asburgico, la regione era stata affidata alla giurisdizione austriaca. E’ infatti l’Austria, oltre alla Svizzera, una delle nazioni che più accoglie l’opera e la genialità di Giovanni Segantini.

Cittadino austriaco per nascita, Segantini avrà difficoltà di integrazione sia a Milano, dove si formò e visse per un certo periodo, sia in Svizzera, dove morì.

La breve vita dell’artista è stata oggetto, nei cento anni che seguono alla sua morte, di notizie e di dati per la maggior parte non provati e non documentati, ciò ha contribuito all’invenzione del mito Segantini. Storie e leggende raccontano la sua avventura a volte con tinte fosche dovute al suo difficile carattere, a volte con imprese sorprendenti attribuite alla sua spiccata intelligenza. Psicologi e psichiatri provano a spiegare la sua complessità, cercandone i motivi nell’origine.

Suo padre, Agostino Segatini, vedovo e con due figli, Napoleone e Irene, sposò Margherita De Girardi, donna bellissima ma malaticcia, di venticinque anni più giovane, nel 1851. Ebbero un primo figlio, che morì bambino, e Giovanni. Condannato per bancarotta, Agostino fu costretto a spostarsi più volte dal Trentino in cerca di fortuna. Arrivò a Milano portando i suoi due figli più grandi e, più tardi (1865), dopo la morte della moglie, il piccolo Giovanni di otto anni che affidò alla sorellastra Irene, nella casa di via San Simone.

Fino al 1870, il ragazzo vaga per le strade di Milano, tenta di fuggire in Francia, non frequenta nessuna scuola. Poi, viene fermato dalla polizia, messo in prigione e, dopo qualche mese, trasferito nel Patronato Marchiondi, in via Quadronno - all’epoca un riformatorio dove venivano condotti i ragazzi orfani e senza mestiere. Incomincia qui a frequentare le elementari e a imparare il mestiere di calzolaio. Nel 1873, il fratellastro lo prende come aiutante nel suo lavoro di fotografo, a Borgo Val Sugana. La scheda di Segantini all’uscita dell’Istituto riporta, tra le altre notizie, il suo talento per il disegno.

Giovanni non rimane molto con il fratellastro. Torna a Milano e, dal 1875 al 1879, frequenta i corsi - prima serali poi diurni - dell’Accademia di Brera. Nel frattempo, si guadagna da vivere lavorando come apprendista nella bottega di un artigiano fotografo e pittore. Nell’esposizione di primavera dell’Accademia, viene esposta la sua opera Il Coro di Sant’Antonio, con la quale aveva concluso il corso di prospettiva e ricevuto una medaglia. Non terminò i corsi di pittura, ma la sua permanenza a Brera gli permise di entrare nell’ambiente artistico milanese, di avere vari riconoscimenti dall’Accademia, di farsi alcuni amici, tra cui Carlo Bugatti del quale conosce la sorella, Luigia Pierina detta Bice, che diventerà la sua compagna intorno al 1880-81.

Il successo del Coro di Sant’Antonio apre la strada della pittura al giovane Segantini.

Vittore Grubicy era uno dei primi galleristi di Milano. Dopo la mostra di Tranquillo Cremona, nella sua galleria in San Marco, organizza mostre per gli esponenti del movimento divisionista e segue Segantini, di cui diventerà amico, gallerista e finanziatore. Il contratto stipulato tra i due stabilisce per Segantini una rendita mensile oltre a una percentuale sulle opere vendute.

Con questo accordo, Giovanni Segantini può dedicarsi a tempo pieno alla sua pittura e si trasferisce (1882-1886) in Brianza, in varie località vicino Como, con la sua famiglia. Cerca una casa nella quale può dipingere soprattutto paesaggi montani, dove può educare i suoi quattro figli e dedicarsi al collezionismo, in particolare di libri antichi.

Le opere si vendono bene, l’Austria, la Germania in particolare lo apprezzano. La sua ricerca è intensa, lo interessano il realismo francese — Jean-François Millet —, il divisionismo italiano, la secessione austriaca e tedesca. Poi si stabilisce in Svizzera, prima a Savognino nei Grigioni, poi al Maloja dove il paesaggio gli è più congeniale: la sua pittura si precisa, la sua ricerca si raffina.

Per vent’anni, Giovanni Segantini dipinge, la sua fama cresce, le sue tele si vendono, e il suo mito incomincia a delinearsi già in vita con il contributo di lui stesso, con la sua Autobiografia, della famiglia e dei pochi amici, spesso ospiti della sua casa, sui monti svizzeri.

Giovanni Segantini muore, all’età di 41 anni, il 28 settembre del 1899, mentre allo Schalfberg lavora al Trittico della montagna. Non è chiaro per cosa, forse per la febbre, forse per una peritonite o forse per un’intossicazione da biacca.

Le sue opere restano nella galleria Grubicy e nella famiglia.

Uno dei figli verrà in seguito arrestato per falsificazione delle tele del padre. Intanto, vari pittori s’ispirano a Segantini e alimentano imprecisioni e congetture.

A cento anni dalla morte, Giovanni Segantini è considerato un grande dell’Ottocento. Le sue opere figurano nei più importanti musei del pianeta. La Svizzera gli ha dedicato un museo a Saint-Moritz. Il sito Internet più elaborato è in lingua tedesca (www.segantini.com).

A Milano, oltre che in varie collezioni private, le tele di Segantini si possono ammirare all’Accademia di Brera, al Castello Sforzesco, alla Galleria d’Arte Moderna, alla Quadreria dell’Ospedale Maggiore, e all’Istituto Marchiondi.

Rarissime le opere sul mercato, quelle che si trovano raggiungono cifre esorbitanti.

Fabiola Giancotti

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