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Simeone il Nuovo teologo

Simeone nasce in Paflagonia nel 949 ma solo da un secolo l’Occidente è grado di leggere le sue opere. Celeberrimo per la chiesa ortodossa, è considerato uno dei più grandi mistici dell’epoca bizantina post-patristica. Dopo Le Catechesi pubblicate da Città Nuova nel 1995, lo stesso editore pubblica oggi l’autobiografia mistica e la intitola Inni e preghiere, una raccolta di versi di altissima levatura teologica e mistica attraverso cui Simeone si racconta, si scrive, si dice, lascia qualcosa di sé.

Mille anni e quell’istante è ancora su queste pagine, mille anni e il percorso di quest’uomo verso l’eternità testimonia ancora della sua autenticità.

Simeone proviene da una famiglia ricca, lascia tutto quello che ha e segue Simeone il Pio, suo maestro. La sorpresa è tangibile: questa scelta, non alternativa a altre scelte ma unica via da percorrere, lo situa direttamente nel cielo e la preghiera è la forma del cielo, senza più mondo e senza più nulla da mondanizzare. Quanto gli si presenta dinanzi non ha nulla di umano, nulla di finito, nulla di perso. Le miserie di questo mondo, come il mondo, sono illusioni, cartine opache, sistemi per sopravvivere a ciò che nessuno può sopportare: la luce, il colore.

E così Dio opera per questa conversione. Ma Dio non si mostra: egli è invisibile, intoccabile, va e viene, ora sembra che si mostri ora scompare. E lascia la fede, che Simeone accoglie nell’ubbidienza, nell’umiltà.

Quale fu la tentazione? In quali forme potrà ancora manifestarsi? La tentazione è pensare, anche solo per un istante, che possa esserci un’altra via, che quella scelta sia alternativa a un’altra scelta, che in altro modo si possa vivere. Agli occhi degli umani ciò sa d’impostura, di seduzione, di imbroglio. L’umanità pratica la tentazione in questo modo: tutto ciò che non è umano, tutto ciò che non è di questo mondo, che non si vede, che non si tocca, che non è sostanza, non esiste. Era questa la tentazione di Cristo.

E Simeone prosegue, tornando ogni tanto nel mondo per accorgersi che la via è ancora aperta, che le porte del cielo sono spalancate, che l’abbandono non appartiene all’uomo.

La realtà di questa esperienza nulla ha a che vedere con il realismo delle cose visibili. Simeone ce la propone redatta in forma incompleta, densa di errori, per molti versi illeggibile e incomprensibile, eppure opera d’arte, di poesia, d’intelligenza. Per questa via, forse, la mistica ha dato un contributo all’esperienza originaria che è l’esperienza cattolica cioè l’esperienza nella sua integrità, nella sua interezza.

La preghiera è ciò da cui questa esperienza procede e Simeone va oltre intendendola anche come ringraziamento e come eucarestia

Fabiola Giancotti

 

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